Posts

Se la normalità diventa eroismo

Image
Il caso De Falco - Schettino Molti stranieri ci osservano e non capiscono Come moltissimi italiani, ho ascoltato con attenzione i quattro minuti di conversazione tra il comandante della Costa Concordia, Francesco Schettino, e Gregorio Maria De Falco, comandante dalla Capitaneria di Porto a Livorno. Mi è sembrato il colloquio concitato tra un uomo di mare spaventato e inadeguato e un altro uomo di mare, competente e consapevole. Scopro perciò con stupore che De Falco è il nuovo eroe della rete (cercate su Twitter #defalco ). Sono certo che l’interessato sarà altrettanto sorpreso. Come altri quella notte - sulla nave e a terra - ha fatto tutto ciò che poteva in circostanze drammatiche. Lo stesso, purtroppo, non si può dire del comandante Schettino e di altri ufficiali di bordo. Se la normalità è diventata eroica, in Italia siamo nei guai. Ma non è così - non ancora . Milioni di connazionali - spesso per pochi soldi - fanno il proprio dovere: da nord a sud, d...

Italians want a comeback, not decline

Italians want a comeback, not decline La commedia è finita, the farce is over. La commedia è finita, the farce is over. When the curtain came down on Silvio Berlusconi’s era as prime minister, I seemed to hear the collective sigh of relief of hundreds of millions of Europeans. We Italians may be emotional, but we are not stupid. In an emergency, we didn’t laugh it out with Silvio; we rushed to the emergency room of doctor Mario Monti. We are also realistic. We know that this is not enough. A new government does not guarantee that a bail-out, if needed, will be forthcoming, let alone that it would succeed. Italy’s refinancing needs are huge: according to Bloomberg, about €200bn of bonds maturing next year and more than €100bn of bills, a sum that would virtually exhaust the eurozone’s rescue fund. The crowds may burst into choruses of “Hallelujah!” outside the Quirinale Palace in Rome, but they know it was not Italian voters and public opinion that dismissed Mr Berlusconi. The financ...

I primi tagli: iniziare dalla politica

L'agenda di governo di Mario Monti non può che cominciare dalla B. Berlusconi? No: Burocrazia L'agenda di governo di Mario Monti non può che cominciare dalla B. Berlusconi? No: Burocrazia. Racconta il progettista della stazione Tiburtina di Roma di una conferenza dei servizi, «decisa per accelerare», con 38 partecipanti: trentotto! Un delirio: i 456 mila euro per dare le fotocopie del progetto a tutti gli invitati sono o no un costo della politica? Sì. Ed è lì che, per fare le altre riforme necessarie, il nuovo premier dovrà mettere mano. Anzi, proprio per toccare il resto, dovrà «prima» affondare il bisturi lì: nel grasso della cattiva politica. Va da sé che in una situazione come la nostra, dove i veti incrociati sono un incubo e il governo non può imporre alle Regioni manco la cilindrata delle autoblu senza beccarsi un ricorso alla Corte costituzionale, la strada del nuovo premier non sarà in discesa. Anzi. Le resistenze saranno vischiose, le ostilità mascherate ma callos...

Un paese di conservatori e immobilisti

Sì, Berlusconi si sta rivelando un pessimo presidente del Consiglio, non si sa come mandarlo via e di fronte alla crisi economica il governo si è mostrato di una pochezza e una goffaggine uniche. Sì, l'opposizione riesce solo a balbettare ma non è capace di nessuna proposta alternativa seria. Sì, la maggioranza è spaccata e l'opposizione è divisa. E per finire c'è l'abominevole casta che tutti ci sentiamo così bravi e onesti a detestare. È tutto vero, sì, l'Italia è tutto questo. Ma chi cerca di non fermarsi alla superficie sa che nessuno di quelli ora detti è il problema vero del Paese. Il problema vero, profondo, strutturale dell'Italia sta altrove. Sta nell'esistenza di un immane blocco sociale conservatore il cui obiettivo è la sopravvivenza e l'immobilità. Nulla deve cambiare. È questo il macigno che ci schiaccia e oscura il nostro futuro. Il blocco conservatore-immobilista italiano è un aggregato variegatissimo. Ne fanno parte ceti pr...

Quei 250 milioni spesi per il ponte di Messina (che non si farà più)

ROMA - «Costruiremo il ponte di Messina , così se uno ha un grande amore dall'altra parte dello Stretto, potrà andarci anche alle quattro di notte, senza aspettare i traghetti...» Da quando Silvio Berlusconi ha pronunciato queste parole, era l'8 maggio 2005, sono trascorsi sei anni, e gli amanti siciliani e calabresi sono ancora costretti a fare la fila al traghetto fra Scilla e Cariddi. Sul ponte passeranno forse i loro pronipoti. Se saranno, o meno, fortunati (questo però dipende dai punti di vista). La storia infinita di questa «meraviglia del mondo» , meraviglia finora soltanto a parole, è nota, ma vale la pena di riassumerla. Del fantomatico ponte sullo Stretto di Messina si parla da secoli. Per limitarci al dopoguerra, la prima mossa concreta è un concorso per idee del 1969. Due anni dopo il parlamento approva una legge per l'attraversamento stabile dello Stretto. Quindi, dieci anni più tardi, viene costituita una società, la Stretto di Messina, controll...

Scuola e Università in Italia

Video Scuola e Università

150 anni della Repubblica

•Chi ha paura muore ogni giorno, chi non ha paura muore una volta sola. (Paolo Borsellino) “Questo giorno del 150° anniversario è anche in memoria del suo valore Dott.Borsellino, anche Lei, assieme al Dott Falcone ha contribuito a fare la storia migliore del ns Bel Paese. Lei e il suo amico Giovanni,siete i padri della giustizia e del dovere della ns Repubblica.e se la ns Italia è conosciuta come la patria della cultura e dei grandi illustri personaggi storici è soprattutto merito vostro…sono orgogliosa di essere italiana" (Tina Marasca)