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Showing posts from 2010

Non vanno bene le cose per l'Italia - Un disperato qualunquismo

Non vanno bene le cose per l'Italia . Prima che ce lo dicano le statistiche - comunicandoci per esempio un dato lugubre: che nel 2010 il reddito pro capite degli italiani sarà in termini reali inferiore a quello del 2000 - ce lo dice una sensazione che ormai sta dentro ciascuno di noi e ogni giorno si rafforza. Basta che ci guardiamo intorno per scorgere un panorama sconfortante: abbiamo un sistema d'istruzione dal rendimento assai basso; una burocrazia sia centrale che locale pletorica e inefficientissima; una giustizia tardigrada e approssimativa; una delinquenza organizzata che altrove non ha eguali; le nostre grandi città, con le periferie tra le più brutte del mondo, sono largamente invivibili e quasi sempre prive di trasporti urbani moderni (metropolitane); la rete stradale e autostradale è largamente inadeguata e quella ferroviaria, appena ci si allontana dall'Alta velocità, è da Terzo mondo; la rete degli acquedotti è un colabrodo; il nostro paesagg...

Il principale problema del Meridione

«Il principale problema del Meridione, oltre ovviamente alle mafie, alla disoccupazione ed alla carenza di infrastrutture, è l'abitudine, distillata nel tempo, di chiedere, di bussare. Vi invito a non chiedere favori, a non bussare. Voi giovani dovete far vedere il vostro valore senza chiedere nulla a nessuno» Gianfranco Fini

Un manifesto per l'Italia

"Noi amiamo l'Italia, la nostra Patria e la vogliamo orgogliosa e consapevole, unita nelle sue differenze, civile e generosa, tollerante e accogliente; una Nazione di cittadini liberi, che credono nell'etica della responsabilità" dichiara il manifesto letto sul palco da Luca Barbareschi. "Noi vogliamo un'Italia in cui i cittadini che fanno il loro dovere godano di diritti certi, garantiti da uno Stato più efficiente e meno invadente, senza burocrazia e clientele. Un'Italia protagonista e competitiva nel mondo, aperta al mercato e alla concorrenza. Un'Italia intransigente contro la corruzione e contro tutte le mafie, che promuova la legalità, l'etica pubblica e il senso civico". "Un'Italia - conclude - severa con chi vìola le leggi, attenta alla sicurezza dei cittadini; un'Italia con un fisco equo, che sanzioni l'abusivismo e l'evasione fiscale, che combatta parassiti e furbi e premi la dignità del lavoro. Un...

Italia nazione e carattere

All’indomani dell’Unità d’Italia Massimo D’Azeglio scriveva: “L’Italia, come tutt’i popoli, non potrà divenir nazione … ordinata … ben amministrata, finché ognuno nella sua sfera non faccia il suo dovere, e non lo faccia bene, od almeno il meglio che può. Ma a fare il proprio dovere, il più delle volte fastidioso, volgare, ignorato, ci vuol forza di volontà e persuasione che il dovere si deve adempiere non perché diverte o frutta, ma perché è dovere; e quella forza di volontà … è quella preziosa dote che con un solo vocabolo si chiama carattere, onde, per dirla con una parola sola, il primo bisogno d’Italia è che si formino Italiani dotati di alti e forti caratteri”.

Quanto tempo abbiamo perso

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Il tragico entertainment quotidiano offerto dai politici, seguito con passione dai cittadini che pure lo disprezzano, consente agli uni e agli altri di distrarsi. Altrimenti, bisognerebbe occuparsi di questioni più noiose. Ad esempio, del fatto che in altri Paesi si sta lavorando per preparare ai propri figli un’economia e una società dinamiche, non un Paese di cui a volte, pur amandolo, ci si vergogna. Si prenda a caso. In Germania, è in corso una forte crescita spinta soprattutto dalle economie emergenti, con le quali l’industria tedesca ha realizzato un’integrazione solidissima ed egemone. In Gran Bretagna, il governo ha annunciato un profondo ridimensionamento del settore pubblico e dei trasferimenti per il welfare. Si noti che la governance più stringente del Patto di stabilità, pur alla luce di alcuni elementi più ampi di valutazione introdotti su proposta italiana, potrà richiedere anche all’Italia qualche severo riesame del bilancio pubblico nei prossimi anni...
UNIVERSITÀ E CATTIVA COSCIENZA Un paese fuori corso In questi giorni molti ragazzi iniziano l'università. Per alcune famiglie si tratta della prima generazione che può continuare gli studi dopo la scuola. Che immagine hanno questi ragazzi del Paese in cui diventano cittadini adulti? In molti atenei le lezioni non cominciano: interi corsi di laurea sono stati rinviati (per ora) al secondo semestre. Gli studenti si aggirano spaesati per aule vuote, preoccupati dall'incertezza che li attende. Del disastro universitario siamo tutti responsabili. Baroni delle cattedre, politici cinici o ignoranti, una classe dirigente che guarda all'università con sufficienza e alla prima delusione manda i figli a studiare lontano dall'Italia. In tre anni 4.500 professori, il 12% del totale, sono andati in pensione. Molti dei corsi che insegnavano non ci sono più perché, tranne casi rari, chi è andato in pensione non è stato sostituito. Il motivo è che i tagli ai finanziamenti ...